Illustrazione ponte hammersmith

Lettere in fondo al fiume: la storia del Doves Type

Nelle notti tra l’agosto del 1916 e il gennaio del 1917, un uomo di circa 76 anni, percorse ripetutamente il chilometro che separava la sua tipografia dall’Hammersmith Bridge di Londra, per riversare nel fiume Tamigi oltre una tonnellata di punzoni e matrici appartenenti ad un bellissimo carattere tipografico. Il carattere con il quale aveva stampato tutti i suoi libri.
Lasciava in eredità al fiume la sua creazione, sperando che le sue lettere metalliche fossero “sospinte verso il grande mare per l’eternità”.

Quelle lettere e cliché erano stati utilizzati per stampare l’ultimo libro in Doves Type: questa è la piccola e se volete poetica storia di un carattere tipografico destinato a comporre parole modellate dalla corrente di un fiume.

A compiere il crimine, ad annegare la sua stessa creazione fu Thomas James Cobden-Sanderson l’artigiano, rilegatore inglese che insieme al fotoincisore Emery Walker fonda nei primi del Novecento, la tipografia Doves Press ad Hammersmith, West London. Il nome delle tipografia viene da un pub dei dintorni e l’obiettivo, la mission diremmo oggi,  è quella di stampare “libri bellissimi”. E così fu.

L’unico carattere tipografico con il quale stamparono a mano i loro libri, fu il Doves, disegnato e fuso dal maestro Edward Prince, a sua volta basatosi sugli studi di Percy Tiffin riguardo i caratteri umanistici di Nicolas Jenson.
Font raffinato, particolare nella sua spaziatura tra i caratteri, per il tratto discendente della y, per il ricciolo della g, per la legatura che collega la c e la t, la sua applicazione più famosa è la Doves Bible, bellissimo esempio di stile tipografico stampata in nero con finiture rosse, in sole 500 copie vendute tutte prima di terminare il lavoro di stampa. 
In circa 17 anni di attività, la Doves Press realizza veri e propri gioielli di tipografia del ventesimo secolo.

Illustrazione ponte hammersmith con Cobden-Sanderson

Tuttavia nonostante “il successo”, Cobden-Sanderson e il suo socio non se la passano benissimo e i rapporti tra i due diventano piuttosto tesi. Walker, impegnato in decine di affari oltre la tipografia, si reca pochissimo alla Doves Press. Cobden-Sanderson è costretto a sobbarcarsi a fatica tutto il lavoro e alla fine chiede a Walker di ridiscutere il contratto per condurre da solo la tipografia.
Walker ovviamente non accetta e da qui inizia una lunga battaglia legale che termina nel 1909 con un compromesso: Cobden-Sanderson avrebbe guidato la Doves Press da solo mantenendo i diritti sui caratteri fino alla sua morte. Dopodiché tutto sarebbe passato a Walker, più giovane del socio di undici anni.
 
La fine di questo sodalizio è sicuramente una delle motivazioni alla base della scelta di Cobden-Sanderson di annegare nel fiume il suo lavoro. Per fortuna, ad ampliare la nostra comprensione sul gesto all’apparenza troppo impulsivo, arrivano in aiuto le parole del suo diario. Sì, Cobden-Sanderson annota tutto in un prezioso diario.
Oltre al rapporto con l’ex socio, in queste parole è possibile rilevare anche un forte stato depressivo dovuto alla fine della Doves Press, all’essere rimasto solo, al peggioramento del suo stato di salute. 
Il diario ci offre anche un’altra visione per interpretare questo gesto, ci mette di fronte ad un’altra volontà. E in questo caso, nulla ha a che fare con il rancore, piuttosto con l’amore per il proprio lavoro, la dedizione e la passione.
In una delle più belle pagine di questo diario, Cobden-Sanderson scrive di non sopportare l’idea che il Doves venisse usato “in una macchina non manovrata dal braccio di un uomo”, aveva paura dell’avvento della tecnologia nella stampa e temeva che il suo font potesse essere usato per stampe mediocri o per argomenti disdicevoli.

Illustrazione del ponte Hammersmith con Cobden e il mostro meccanico della stampa

Ed è così che nell’agosto del 1916, una passeggiata notturna gli suggerisce la strategia per liberare il suo carattere dal mostro della stampa meccanica (e dal suo ex-socio!). Nel suo diario annota:

“Ero andato a fare una passeggiata sul Mall, quando mi accorsi che erano la notte e l’ora adatte; così rientrai e prendendo prima una pagina poi due riuscii a distruggerne tre. Ora continuerò fintantoché non le avrò eliminate tutte”

Le pagine a cui si riferisce Cobden-Sanderson, sono i pesanti cliché di cui parlavamo all’inizio di questo articolo, quelli utilizzati per stampare l’ultimo libro in Doves.
Realizza pacchetti di carta tenuti con spago con dentro i cliché, percorre il chilometro dalla tipografia al ponte Hammersmith, sceglie il punto più favorevole e li getta in acqua. Alle volte quando il pacco è pesante, attende che il traffico copra il rumore del tuffo dei suoi cliché. Costruisce persino una piccola borsa a mano con il fondo scorrevole, per liberarsi dei caratteri senza dare nell’occhio.

Quando tutti i caratteri e i sistemi per riprodurli furono gettati in acqua, Cobden-Sanderson chiuse definitivamente la Doves Press. Dichiarò che il suo carattere era stato “lasciato in eredità al Tamigi”, era il 1917. 
Nessuno fu mai a conoscenza di questo testamento fino alla sua morte, quando vennero ritrovato il suo diario.

 

Il futuro, digitale, del Doves Type.

Nonostante le volontà di Cobden, la storia del Doves Type non finisce qui.
Nell’era digitale, quella a cui il rilegatore inglese non aveva pensato, nulla muore definitivamente.
Il designer Robert Green aveva già realizzato una versione digitale del font basandosi sulle pagine stampate, ma nel 2014 in accordo con le autorità londinesi, a circa 100 anni dal suo annegamento, è riuscito a recuperare una piccola quantità di Doves dal letto fangoso del fiume1.
Con il recupero dei pezzi originali, Green ha prodotto una nuova versione di Doves ancora più aderente a quella voluta da Cobden-Sanderson, donando vita eterna a questo font (oggi disponibile su TypeSpec a poco più di 50,00 euro2).
Quando gli chiesero se il fondatore della Doves Press avrebbe apprezzato la versione tecnologica del suo lavoro, Green rispose in modo ironico, facendo capire di conoscere bene la visione di T. J. Cobden-Sanderson:
Credo che Cobden-Sanderson avrebbe ammirato la mia tenacia. Almeno finché il suo fantasma non verrà a perseguitarmi

il recupero del Doves dal Tamigi
Foto del recupero del Doves dal Tamigi. Foto credit: Sam Armstrong

 


Note articolo

La maggior parte delle informazioni riferite alle caratteristiche del Doves Type e alla sua storia, sono tratte da un bellissimo libro di cui consiglio la lettura anche se non sei un grafico, un calligrafo, o comunque un addetto ai lavori: se le lettere, la loro forma, la loro storia stimolano la tua curiosità, devi assolutamente leggere:

Sei proprio il mio typo. La vita segreta dei caratteri tipografici
di Simon Garfield
Editore: TEA
Traduttore: Zuppet R.
Data di Pubblicazione: 28 maggio 2015
EAN: 9788850238811
ISBN: 8850238819
Pagine: 364

1. Piccolo video sulla storia del recupero del Doves da parte di Green: https://www.youtube.com/watch?v=h_bGsT_5SFA

2. Il Doves Type at TypeSpec.co.uk, il sito in cui è possibile acquistare la licenza della versione digitale del font: https://typespec.co.uk/doves-type/

 

 

 

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