Il 7 agosto del 1974 alle 7.15 del mattino, il funambolo francese Philippe Petit percorse per 8 volte, avanti e indietro, gli oltre 40 metri che distanziavano le Torri Gemelle. Una passeggiata sospesa a 417.5 metri da terra, su un cavo messo lì illegalmente, spesso meno di 3 cm e senza alcun sistema di sicurezza, solo con un’asta per l’equilibrio.
Su quel cavo Petit, cammina, si sdraia, si inginocchia a salutare gli spettatori increduli con il naso all’insù e sorride ai poliziotti che lo attendono su una delle torri.
È proprio il caso di dirlo: un titolo che è tutto un programma.
E che titolo aggiungerei, vista la potenza comunicativa di queste cinque parole:
“Revolution will not be televised”
Cinque parole recitate ripetutamente con tutta l’irruenza vocale del giovane Gil Scott Heron, autore di questa poesia, di questo spoken word su percussioni, di questo pezzo funk prototipo del rap alcuni dicono.
Nelle notti tra l’agosto del 1916 e il gennaio del 1917, un uomo di circa 76 anni, percorse ripetutamente il chilometro che separava la sua tipografia dall’Hammersmith Bridge di Londra, per riversare nel fiume Tamigi oltre una tonnellata di punzoni e matrici appartenenti ad un bellissimo carattere tipografico. Il carattere con il quale aveva stampato tutti i suoi libri.
Lasciava in eredità al fiume la sua creazione, sperando che le sue lettere metalliche fossero “sospinte verso il grande mare per l’eternità”.
Youngblood Priest: I'm gettin' out, Eddie.
Eddie: Gettin' outta what?
Youngblood Priest: The cocaine business.
Eddie: Oh, sweet. Shit. Say, those junkies must have knocked a hole in your head. You're gonna give all this up? 8-Track Stereo, color T.V. in every room, and can snort a half a piece of dope everyday? That's the American Dream, nigga! Well, ain't it? Ain't it?
Potrei dire che si tratta di un amore a prima vista, quello tra me e gli squali.
Il primo sguardo su queste creature mi è stato offerto dal genio di Spielberg e dal suo capolavoro cinematografico Jaws1.
Ero ancora un ragazzino e con la visione di questo film, avrei per sempre compromesso la percezione delle ombre sott'acqua e la tranquillità di farmi un bagno a mare : )
Sono passati 10 anni da quando ho progettato la t-shirt “I Love my S***!” per Small Axe… sì, quella con lo scarabeo stercorario come protagonista.
In quel periodo dedicavo la maggior parte del mio tempo, se non tutto (dovevo comunque lavorare per vivere), al progetto Small Axe che rappresentava per me il classico dream coming true: finalmente ero riuscito a mettere in piedi un piccolo laboratorio (dentro casa) in cui poter stampare su tessuto ciò che disegnavo. E lo facevo con mio fratello: altra grande vittoria, finalmente un progetto insieme.